Storia

Nella zona di Ponte nelle Alpi sono documentati passaggi e bivacchi di cacciatori risalenti a circa 8000 anni fa. In località Palùch, da Cugnan in direzione Vena d’Oro, nei pressi di un lago intorbato, sono stati trovati i segni più antichi di presenze umane, risalenti a 5000/4000 anni fa.
Le prime tracce d’insediamenti trovate nel territorio risalgono invece all’età della pietra, periodo neolitico (4500/3800 anni fa) e sono rappresentate da strumenti di selce come punte e raschiatoi nei siti di Losego, Cugnan, Lastreghe e Casan (1).
Nello specifico per quanto riguarda Cugnan è di probabile origine romana o tardo romana, il cui nome risulta nella forma di Cuvignano in attestazioni del 1281 e del 1577, il nome si fa risalire al gentilizio romano Covinius tratto dal più comune Covius (2). In altri testi troviamo la conferma di quanto detto precedentemente dove si cita il ritrovamento di documenti/atti di matrimoni e battesimi del 1574, con lo stesso nome, ma anche con la variante Covignan più vicina al termine attuale. La posizione in una conca riparata a Nord e ad Ovest e l’assonanza del nome, nonché la coltivazione fino agl’anni ’60 del 1900 della vite nei suoi pendii, ha fatto interpretare alla fonte da cui abbiamo attinto come una derivazione da queste condizioni, il nome di Covignan poi Cugnan (co-vinius = con vigne?!) (3).
Il paese come un po’ tutta la zona, ha subito dei cambiamenti radicali dal secondo dopo guerra in poi, in cui sono sopravissuti comunque i segni dell’impianto insediativo originario, che era dato dalla via principale che da est si dirige verso ovest attraversando tutta la frazione e da una seconda via non meno importante che dalla piazza si spinge verso sud in direzione di Col di Cugnan queste vie erano forse denominate rispettivamente “via Borgo Taro e Via Messina”, ma mancano fonti certe in merito. Alle estremità della via “est ovest” si trovano le località di Boz e Lasta tradizionalmente considerate parte della Frazione. Sono sparite invece le coltivazioni sul colle a nord del paese denominato “Piai”, dove coperti dalla vegetazione si riconoscono ancora i gradoni dei terrazzamenti in alcuni punti. Non esiste più nemmeno lo “Sporlonch”, un canale naturale, che si riempiva dell’acqua che scendeva dai colli circostanti durante le piogge e veniva anche alimentato, da delle vene che si palesavano sempre in periodi particolarmente piovosi, ora al suo posto c’è la strada provinciale che porta in Nevegal, e per riempirlo in modo da creare la massicciata su cui poggiare l’asfalto, sono stati usati i sassi lavorati a mano con cui erano costruiti i muri di cinta che delimitavano i poderi nel lato del paese adiacente la piana, attraversata dall’attuale strada appena citata.


Fig. 1 - Veduta di Cugnan (Anni '50)
 Rimangono ancora tracce di una via romana che attraversava la frazione salendo dalla vicina Vich, per poi proseguire verso Piaia, tracce identificabili vicino alla zona denominata Margale a nord/est del paese e a Lasta verso sud/ovest quest’ultime erano state delimitate da una recinzione nel recente passato, ma questa non è più presente (1). Rimane visibile l’impianto a “Cortili” (cortivi) caratteristico della zona, gli edifici, infatti, non erano quasi mai isolati, ma collegati e riuniti in gruppi di 4/5 famiglie attorno ad un cortile, appunto, che comprendeva abitazioni, fienili, stalle, cui si accedeva attraverso un porticato, da qui la consuetudine di chiamare il nucleo del paese dove questo sistema è concentrato “do pai portoi”. Il materiale da costruzione era quello maggiormente reperibile nel luogo, qui la pietra. Era squadrata in modo magistrale, data la presenza in loco di maestri scalpellini ed usata a facciavista, anche il tetto era in pietra a due falde abbastanza spiovente (1).
Caratteristici e distintivi di Cugnan sono i due edifici presenti anche nel logo della Frazione, “il palazzo” completato da De Fina Mosè nel 1910 (come dice l’iscrizione nell’architrave sopra l’ingresso) l’edificio forse non più grande, ma sicuramente imponete e simile appunto ad un palazzo e la chiesa. Quest’ultima è probabilmente esistente fin dal decimo secolo, il primo documento in cui viene citata è però del 1345 e si riferisce ad un indulgenza concessa dal pontefice Clemente VI.
La posizione e l’ampia scalinata d’immissione alla chiesa sono i segni della sua peculiarità (4).Oltre alla chiesa, sono presenti altri quattro siti di culto, piccoli capitelli di recente fattura, esistenti in ogni caso fin dal diciannovesimo secolo e poi via via ristrutturati e riarrangiati nel corso del tempo.  
In tutto il territorio frazionale sono presenti numerosi pozzi, due soltanto dei quali ancora in uso, uno non più utilizzato, ma costituito da un tipico impianto circolare in muratura si trova nel centro del paese a sud della casa di Bertagno Orlando in uno dei cortili di cui si faceva cenno precedentemente. Ricca di pozzi, la frazione è invece povera di fontane, ve ne sono due una a Boz, vicino al sito panoramico fornito di panchine e tavoli, una nella piazza, sostitutiva della vecchia fontana che fungeva da lavatoio e abbeveratoio di recente ristrutturata ad opera di volontari su disegno di Agostino Verzi. In un altro cortile, adiacente a quello in cui è situato il pozzo di cui si parlava, c’è il forno che in passato veniva utilizzato in comune anche se di proprietà privata, è ancora ben conservato, ma non più utilizzato.
Girando per il paese si possono notare diversi murale, eseguiti da vari autori nel recente passato all’interno della manifestazione estiva arte nell’ambiente che si è svolta fino al 2006 (immagini allegate al file).  
In passato, le attività svolte a Cugnan, erano l’agricoltura e la lavorazione della pietra, che proprio qui è da sempre particolarmente pregiata e associa il proprio nome alla frazione.Si trova menzione della sua lavorazione in vari testi e nella consuetudine orale, è noto che con essa si sia lastricato il “liston” di Belluno nonché sia stata utilizzata per la costruzione di vari edifici della città di più o meno valore artistico/architettonico, tra i quali citiamo il convento dei frati Francescani di Mussoi e il seminario Gregoriano.Dalla fonte a cui abbiamo attinto si apprende che fin dalla prima metà del ‘900 veniva commercializzata anche fuori provincia nonostante i mezzi non fossero quelli odierni, ma ovviamente molto meno agevoli, a comprovarne la sua ricercatezza (5).
Segnaliamo la curiosità goliardica  presente tra i giovani fino alla fina degli anni ’60 del secolo scorso, di costruire delle barricate nella piazza il più alte possibile, con gli oggetti reperibili nei cortili, nelle stalle, rimesse e più in generale in tutti i luoghi accessibili che avessero a disposizione manufatti utili a tale scopo.


Fig.2 - Barricata
                                                        
Nello stesso periodo Felice Bernardi costruiva dei bob, forse sull’onda delle appena precedenti, cronologicamente parlando, olimpiadi invernali di Cortina, con i quali gli allora ragazzi percorrevano dei tracciati lungo le strade del paese.
Sempre nell’ambito dell’intrattenimento, un’altra particolarità, questa volta condivisa con Quantin, è tuttora il gioco delle carte detto “el truco”, conosciuto e diffuso solo in queste due frazioni, anche se ormai appannaggio solo dei più anziani e forse destinato a sparire.

(1)  dalla guida di Ponte nelle Alpi 1995 edita dal Comune.
(2)  da notizie storiche su Ponte nelle Alpi di Francesco Pellegrini.
(3)  da il Comune di Ponte nelle Alpi “ studio d’ambiente” a cura di Adriana Boito (1961/1962).
(4)  da le chiese dell’antica Pieve di Cadola di Flavio Vizzuti
(5)  da uomini e pietre nella montagna Bellunese, Provincia di Belluno Editore.